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Alberto Pacchioli

Alberto Pacchioli

Milano, Lombardia

Via Carlo Giuseppe Merlo,1

20122 Milano (Mi)

“SPORTIVO AMANTE DELLA CULTURA E INNAMORATO DELLA VITA”

Sono un Analista Previdenziale, nasco come gestore  rischi  e da più di vent’ anni aiuto le persone a districarsi nel difficile mondo delle tutele previdenziali attraverso   un processo di risk management chiamato “metodo delle 5P”.

Aiuto chi ha necessità di approfondire la propria  posizione previdenziale obbligatoria:

  • A tracciare una timeline della vita lavorativa
  • A  fare un controllo sui contributi versati e accreditati
  • A comprendere come possano coesistere piu’ posizioni aperte e come  si possano ottimizzare per una possibile ricongiunzione o cumulo.
  • Rispondo a tematiche specifiche  riguardanti il regolamento della cassa di appartenenza
  • A conoscere il montante raggiunto
  • Analizzare i  requisiti per raggiungere la pensione futura e le pensioni maturate ad oggi(inabilita’,invalidita’ e superstiti)
  • Valutare la convenienza di  riscatto degli anni universitari
  • Aggiornamenti su opzioni e regolamenti transitori

Opero sul territorio nazionale con due  incontri, solitamente  in modalita’ remota, il primo per la raccolta dati e il secondo per la  consegna del report

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Lara Bagnaresi

Lara Bagnaresi

Cervia, Emilia Romagna

Via 22 Ottobre 15B, 48015 – Cervia (RA)

  3498049469

  05441888137

   consulenza@larabagnaresi.it

www.larabagnaresi.it

“L'unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fai”

Steve Jobs

Ho un passato tennistico a livello agonistico e oggi sono madre di tre figli; con la stessa tenacia con cui ai tempi affrontavo l’avversario e con la costanza con la quale oggi cerco soluzioni alle esigenze dei miei figli, così affianco il mio cliente affinché possa realizzare i suoi progetti di vita e possa trovare risposte alle sue esigenze. Da oltre trent’anni faccio il consulente finanziario per una società d’eccellenza, offrendo una consulenza ampia e trasversale supportata da una continua formazione. Per essere un ottimo consulente è necessario avere la capacità di “anticipare”: non è casuale se dal 1991 parlo di previdenza ai miei clienti. Ad oggi occuparsi “solo” di previdenza però non è più sufficiente. Per questo motivo nel 2022 ho partecipato al primo master da analista previdenziale: per diventare la “dottoressa della pensione”. Quando e con quanto posso andare in pensione? Posso andare in pensione prima? Mi conviene riscattare gli anni di laurea? Riuscirò a mantenere il mio tenore di vita? Queste sono alcune delle domande che mi vengono poste dal cliente e a cui amo trovare risposta.

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Articoli Pensioni

Il riscatto nella gestione separata INPS

Anche gli iscritti alla Gestione Separata INPS possono richiedere il riscatto del periodo legale di laurea. E’ tuttavia necessario verificare se tali periodi  di studio si collocano prima o dopo il 31 marzo 1996, data di introduzione dell’obbligo contributivo presso la gestione separata stessa. Questo perché non possono essere accreditati a una gestione previdenziale contributi che si riferiscono a un periodo in cui la gestione non esisteva, questo anche se la laurea formalmente sia stata conseguita successivamente.

Sulla questione si è espressa la Corte di Cassazione – sezione del lavoro – con la sentenza n. 16828 del 2019 riguardante la richiesta di riscatto del periodo del corso legale degli studi da parte di un iscritto alla Gestione Separata con riferimento ad anni accademici compresi tra il 1988 e il 1992, ribaltando la decisione del giudice di merito che aveva accolto la domanda.

La motivazione deriva dalla constatazione che, se pure l’interessato avesse potuto lavorare in quel periodo, anziché dedicarsi allo studio, non avrebbe comunque potuto avvalersi dell’accredito di quel periodo, ai fini del futuro trattamento pensionistico, non essendo prevista la relativa copertura previdenziale.

In generale, il riscatto della laurea nella Gestione Separata INPS può essere più conveniente del riscatto nella gestione dei lavoratori dipendenti, in quanto l’onere viene calcolato sul valore medio mensile dei compensi assoggettati a contribuzione obbligatoria negli ultimi 12 mesi antecedenti la richiesta (o periodo inferiore) a cui si applica l’aliquota di computo in vigore negli anni oggetto del riscatto.

Ad esempio, il riscatto di una laurea breve triennale (periodo 2000 – 2003) nella Gestione Separata per un titolare di partiva IVA iscritto alla Gestione Separata con un compenso negli ultimi 12 mesi di € 30.000,00, ha oggi un costo complessivo pari a € 22.500,00, importo dato dall’aliquota del 25% sul compenso per il numero di anni da riscattare.

Per il resto, la normativa applicabile è la stessa per ogni singola gestione previdenziale. Quindi anche nella Gestione Separata è possibile valorizzare ai fini pensionistici il periodo di studio universitario, a condizione che si sia conseguita la laurea e per il numero massimo degli anni del corso legale di laurea. Inoltre, il periodo relativo al corso di laurea non deve essere coperto da altra tipologia di contribuzione. Non è quindi possibile riscattare gli anni relativi ai corsi di studio non conclusi o già coperti da altra tipologia di contribuzione.

Infine, si possono riscattare, oltre ai periodi utili per i diplomi universitari, anche i periodi utili per i corsi di specializzazione, i dottorati di ricerca e vari altri diplomi indicati dalla legge, con vari limiti e modalità.

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Tutto quello che c’è da sapere sull’invalidità civile

Molto spesso di tende a confondere quello che è l’assegno di invalidità o la pensione di inabilità (prestazioni previdenziali) con l’assegno o pensione di invalidità civile (prestazioni assistenziali). Vediamo quindi di fare chiarezza su questo argomento.

 

Allo scopo di tutelare il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale dei cittadini residenti in Italia resi parzialmente o completamente inabili al lavoro per minorazioni di tipo psico-fisico, lo Stato italiano mette a disposizione dei cittadini in difficoltà una serie di prestazioni economiche (pensioni, assegni o indennità) e non economiche (agevolazioni fiscali, assistenza sanitaria ed esenzione dal ticket, possibilità di fruizione per i familiari dei permessi dell’ex legge 104/1992, collocamento obbligatorio a lavoro). 

Possono in particolar modo usufruirne, secondo le peculiarità specifiche della propria “categoria” di appartenenza: 

 

  • mutilati e invalidi civili che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa pari almeno adunata terzo (33%)
  • ciechi civili
  • sordi

Ma quali sono e come vengono stabilite le prestazioni a cui si ha diritto?

 

Il grado di invalidità riconosciuto è determinante per stabilire a quali prestazioni il richiedente ha diritto. le prestazioni di tipo economico, infatti, vengono riconosciute solo nei casi di invalidità più gravi (74% – 100%) e a seguito della verifica reddituale del richiedente.

Più precisamente, percentuali di invalidità e benefici ottenibili sono così correlati:

 

  • fino al 33%, nessun riconoscimento;
  • dal 33 al 73%, assistenza sanitaria e agevolazioni fiscali; 
  • dal 46%, iscrizione nelle liste speciali dei Centri per l’Impiego per l’assunzione agevolata; 
  • dal 66% ,esenzione dal ticket sanitario; 
  • dal 74% al 100%,prestazioni economiche. 

Le prestazioni economiche

 

Per gli invalidi civili:
  • pensione di inabilità (invalidi totali);
  • indennità di frequenza (minori invalidi);
  • assegno mensile (invalidi parziali);
  • indennità di accompagnamento.
Per i ciechi civili: 
  • pensione ai ciechi assoluti;
  • pensione ai ciechi parziali;
  • indennità speciale;
  • indennità di accompagnamento.
Per i sordi (sordomuti): 
  • pensione; 
  • indennità di comunicazione.

Le prestazioni economiche per gli invalidi civili

 

Nel caso di invalidità totale (100%) e permanente, l’INPS riconosce la cosiddetta pensione di inabilità per invalidi civili (da non confondersi con la pensione di inabilità previdenziale), erogata su domanda agli invalidi totali di età compresa tra i 18 anni e i 67 anni (termine correlato all’età pensionabile e pertanto soggetto a variazioni in base all’aspettativa di vita), che si trovino in stato di bisogno economico. Per il 2022, l’importo è di 291,69 euro mensili erogati per 13 mensilità; al compimento dell’età anagrafica per il diritto all’assegno sociale, l’importo è adeguato a quest’ultimo.

Il limite massimo annuo di reddito personale per avere diritto alla prestazione è di 17.050,42 euro per il 2022.

 

Attenzione! Per i casi di inabilità totale tali da rendere impossibile perfino il deambulare senza un accompagnatore o il compimento dei normali atti di vita quotidiana, può essere prevista l’indennità di accompagnamento, comunque compatibile e cumulabile con la pensione di inabilità, con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali o parziali .

 

Agli invalidi parziali (riduzione delle capacità lavorativa compresa tra il 74% e il 99%) che soddisfino i requisiti sanitari e socio-economici previsti è invece corrisposta un’altra prestazione economica a carattere assistenziale, l’assegno mensile di assistenza per invalidità civile. 

Anche in questo caso i limiti anagrafici sono fissati tra i 18 anni e i 67 anni (soglia soggetta a revisione periodica) e l’importo è pari a 525,17 per l’invalidità totale e di 946,80 per i ciechi civili.

 

Attenzione! L’assegno mensile non è compatibile con le pensioni dirette di invalidità: spetta tuttavia al beneficiario la scelta della rendita a lui più favorevole. 

 

Come calcolare il 50% riscattabile sotto forma di capitale in caso di richiesta di anticipazioni

 

In questo articolo si vuol fare chiarezza su un aspetto che spesso genera confusione e viene mal interpretato, come si calcola il 50% del riscatto sotto forma di capitale del montante finale accumulato in una forma di previdenza complementare.

 

Come sappiamo, questa possibilità è offerta a tutti gli aderenti, senza alcun tipo di vincolo. In parole semplici, se alla scadenza il montante accumulato è pari a 100.000,00 euro l’aderente può richiedere il riscatto sotto forma di capitale sino ad un massimo di 50.000,00 euro, il restante deve essere trasformato in rendita.

Già, ma se durante la fase di adesione fossero state richieste delle anticipazioni come si determina il 50%?

 

Analizziamo un caso pratico 

 

Silvana ha aderito a un fondo pensione per 20 anni versando un importo annuale di 5.000,00 euro per ottimizzare il beneficio fiscale. A scadenza la prestazione maturata è pari a 120.000,00 euro. Nella fase di adesione Silvana ha chiesto un’anticipazione per 20.000,00 euro, a quanto ammonta l’importo richiedibile sotto forma di capitale? L’anticipazione come viene considerata?

 

Diciamo subito che l’importo dell’anticipazione deve essere scomputato, ma da quale somma? Dal montante individuale o dal 50% di detto importo? In sostanza, il 50% deve essere calcolato sui 100.000,00 euro (120.000,00 meno 20.000,00) oppure su 60.000,00 euro (120.000,00 x 50%)?

 

lo scomputo delle anticipazioni eventualmente già erogate deve essere effettuato dopo che sia stato determinato l’importo massimo da commutare in capitale.

In questo caso quindi Silvana potrà richiedere il riscatto sotto forma di capitale per un importo massimo di:

 

120.000,00 x 50% = 60.000,00

60.000,00 meno 20.000,00 = 40.000,00 importo massimo erogabile

 

Se la sottrazione dovesse avvenire direttamente dal montante, l’importo sarebbe superiore, infatti:

 

120.000,00 meno 20.000,00 = 100.000,00

100.000,00 x 50% = 50.000,00 in luogo dei 40.000,00 

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Regime retributivo e contributivo: due sistemi diversamente insostenibili

Secondo l’opinione comune il sistema pensionistico contributivo, introdotto nel 1995 dalla riforma Dini, è più sostenibile rispetto a quello retributivo.

Nulla da eccepire in merito, a maggior ragione se il sistema retributivo è stato eccessivamente generoso con i tassi di sostituzione come è avvenuto in Italia. Al di là del regime di calcolo utilizzato, un sistema pensionistico a ripartizione è destinato ad andare in crisi se diminuisce il numero di contribuenti atti e nello stesso tempo aumenta quello dei pensionati per l’allungamento della speranza di vita media. Questo è quello che sta accadendo con l’avvicinarsi di “tempi grami” per il futuro pensionistico delle giovani generazioni.

E’ assolutamente superfluo promuovere la previdenza complementare che, al contrario della previdenza pubblica è a capitalizzazione: i contributi versato alimentano la posizione individuale del lavoratore dal cui montante, alla maturazione dei requisiti pensionistici, dipende la prestazione da liquidare.

Quando si sente parlare che nel regime di calcolo contributivo l’importo dell’assegno dipenderà dai contributi versati si sente dire solo una mezza e pericolosa verità, perché i contributi versati vengono sempre immediatamente utilizzati per pagare le prestazioni dei pensionati. Anche nel regime contributivo si tratta sempre, quindi, di un atto di fiducia nel fatto che in futuro ci saranno abbastanza contributi per pagare la pensione maturata.

Probabilmente dovranno intervenire nuove modifiche che ridurranno ancor di più i tassi di sostituzione, di qui la necessità di sostenere la previdenza complementare. C’è però un problema, che le disponibilità finanziarie degli individui non sono infinite. In molti casi la contribuzione versata ad un fondo pensione non può essere di importo sufficiente a colmare il GAP previdenziale, ma questo non viene detto apertamente.

In sostanza si applaude al sistema contributivo, seppur sempre a ripartizione, pur sapendo che resta sempre insostenibile a lungo termine.

Per non mettere mano ai “diritti acquisiti”, i lavoratori versano oggi contributi per mantenere pensioni di persone che non hanno adeguatamente contribuito.

Ma ipotizzare di “toccare” quelle pensioni è politicamente un suicidio, quindi si preferisce scaricare l’onere sui contribuenti di domani che oggi non votano o se votano sono tenuti all’oscuro di quanto si prospetta per il loro futuro.

In definitiva, il sistema a ripartizione è finanziariamente insostenibile, quello a capitalizzazione è politicamente insostenibile. Non è difficile comprendere perchè si continui a puntare sul primo, invitando i giovani a farsi una pensione di scorta ……. quelli che possono.

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Alessandro Clerici

Alessandro Clerici

Seregno, Lombardia

Via A. Sciesa 14/16

20831 Seregno MB

Mi chiamo Alessandro Clerici e sono consulente finanziario iscritto all’albo dal 1998 n° 11169, certificato European Financial Advisor dal 2011 ed Efpa ESG Advisor dal 2021.

Da quando ho iniziato la mia attività ho scelto come partner AllianzBank la banca del gruppo Allianz per la sua solidità e serietà, garantendo alla mia clientela tranquillità e lo svincolo totale da pressioni commerciali.

All’inizio della mia carriera avere una conoscenza di base dei mercati,
di matematica finanziaria e di marketing era sufficiente per essere un buon professionista. Oggi le cose sono cambiate, i mercati finanziari si sono arricchiti di strumenti e servizi, e chi si rivolge al consulente finanziario è più esigente e chiede maggiori competenze. Oggi infatti sono al fianco dei miei clienti su diversi aspetti finanziari: dagli investimenti alla previdenza, dal diritto di famiglia alle successioni.

In genere il cliente rimane comodamente ancorato alle proprie abitudini di spesa e di risparmio trascurando o addirittura ignorando aspetti fondamentali quali la previdenza e la tutela della famiglia.
La mia attività, fatta in prevalenza di relazione diretta con le persone, mi dà la possibilità di seguirne il loro ciclo di vita e di accompagnarle quindi in ogni singola fase con progetti individuali creati per soddisfarne i bisogni, realizzarne i sogni e conseguirne gli obiettivi.

Indipendenza, competenza e dedizione sono i valori che mi guidano nell’affiancare i miei clienti, le loro famiglie e le loro aziende.

“Ritengo importante scegliere investimenti che seguono i criteri ESG (Environmental, Social and Governance) al fine di poter contribuire alla sostenibilità del nostro pianeta senza perdere di vista la redditività del cliente.

Dal 2022 sono analista previdenziale ed offro un servizio di analisi degli estratti conto previdenziali di ogni cassa, rilevando la miglior soluzione sulla base della normativa vigente alle diverse esigenze dei clienti 

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La previdenza dei liberi professionisti senza cassa

Non tutti coloro che esercitano un’attività professionale devono iscriversi presso un ordine: vi sono numerose professioni che non prevedono quest’obbligo.
I professionisti non iscritti agli ordini sono però anche liberi professionisti senza cassa, in quanto privi di una gestione previdenziale di categoria.

I liberi professionisti non iscritti presso ordini sono comunque obbligati al versamento della contribuzione previdenziale sulla base del reddito derivante dall’esercizio dell’attività di lavoro autonomo ed all’iscrizione presso la Gestione Separata INPS.

la contribuzione

Presso la gestione separata non si è obbligati a versare un contributo minimo come succede per i lavoratori autonomi (artigiani e commercianti), ma si paga in base al reddito.

L’aliquota contributiva è pari al 25,72% per la generalità dei professionisti, mentre è pari al 24% per i professionisti pensionati o iscritti anche presso altre gestioni di previdenza obbligatoria.

Pur non applicandosi un minimale, presso la Gestione Separata esiste un minimale di reddito valido solo ai fini dell’accredito dei contributi per il diritto a pensione: questo minimale, nel 2022, è pari a 16.243,00 euro.

In parole semplici, se il professionista non raggiunge un reddito almeno pari a 16.243,00 euro nell’arco del 2022, non gli è accreditato l’intero anno per il diritto al trattamento pensionistico, ma gli accrediti sono conteggiati in base al reddito effettivo ed ai relativi contributi versati.

esempio

A un professionista che nel 2021 ha dichiarato un reddito di 12.000,00 euro ed ha quindi versato contributi per  3.086,40 euro gli saranno accreditati solo nove mesi di contribuzione utile al diritto per la pensione

le prestazioni

le prestazioni erogate dalla Gestione Separata sono le stesse di quelle erogate dalle altre gestioni INPS

  • pensione di vecchiaia
  • pensione anticipata
  • pensione di invalidità
  • pensione di inabilità
  • pensione ai superstiti indiretta e reversibile

l’importo della pensione

l’importo della pensione è determinato in esclusivo regime di calcolo contributivo.

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Paola Bognetti

Paola Bognetti

Bergamo, Lombardia

Allianz Bank Financial Advisor 
Via Roma 4 
24121 Bergamo BG 

Mi occupo di pianificazione finanziaria e previdenziale da oltre 25 anni, con la creatività e la passione che mi spingono alla continua scoperta di soluzioni, rispondendo ai continui cambiamenti che il settore porta con sé. 
La previdenza è da sempre un tema che amo perché mi avvicina alle persone e mi permette di aiutarti a prendere decisioni concrete che ti daranno maggior serenità.
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Vendere: una questione di fiducia

Ci sono due cose che non devono mancare per vivere sereni: la salute e la tranquillità economica. Quando una delle due viene a mancare iniziano a sorgere i problemi e si va alla ricerca di una soluzione.

Se non stiamo bene andiamo da un medico che già conosciamo o ne cerchiamo uno  “di fiducia”, una persona di cui abbiamo sentito parlare bene ma nessun medico viene a cercarci per offrirci il suo servizio.

Quando invece si tratta di capire come ben gestire il proprio risparmio piuttosto che garantirsi una vecchiaia serena in età pensionabile sembra che tutti siano dei grandi esperti che possono aiutarci, ognuno con la propria soluzione vincente, costruita ad hoc anche se spesso basata su un budget da raggiungere o dal guadagno generato.

Mentre per curarsi è scontata la ricerca di un medico, per capire come meglio gestire il proprio risparmio, tutelare se stessi e i propri cari o ancora pianificare un piano previdenziale non sappiamo a chi rivolgerci: Banche, Agenti di assicurazione, Consulenti Finanziari, Poste si dichiarano pronti a risolvere le nostre esigenze. Una volta si andava in Banca per chiedere un mutuo o depositare il risparmio sul conto corrente, ci si rivolgeva ad un’agenzia di assicurazioni per fare una polizza e in Posta per spedire una raccomandata. Oggi le cose sono cambiate, tutti sono esperti di tutto, l’importante è una cosa sola: vendere, vendere, vendere. 

Proviamo allora a metterci nei panni di un cliente che sia interessato, per esempio, a capire la sua situazione previdenziale, come starà in età pensionabile ed eventualmente cosa poter fare in merito. Sicuramente sarà bombardato da proposte di “consulenza” quando andrà in Banca per fare un versamento oppure a pagare la polizza RC auto dal suo agente o in Posta per spedire una raccomandata.

Cosa può pensare? Ma soprattutto, a quali conclusioni può arrivare? Per 30 anni la sua Banca si occupava di finanza, il suo agente di assicurazioni di polizze e la Posta di pacchi e spedizioni, oggi la Banca vende anche polizze, il suo agente anche prodotti finanziari e la Posta fa lo stesso.

Sicuramente si sentirà confuso e perplesso e se poi pensasse ai tanti risparmi traditi negli anni passati il risultato non poterebbe essere che un aumento della sfiducia generale che porta ad un solo risultato: non agire, non fare nulla, non fidarsi di nessuno. 

Quando ci si ammala cerchiamo di curarci, sapendo bene che abbiamo bisogno di un medico ma quando abbiamo bisogno di trovare una soluzione idonea per la gestione del  risparmio, la sicurezza nostra e dei nostri cari piuttosto che per il futuro pensionistico non sappiamo a chi rivolgerci, chi ascoltare, a chi dare fiducia. 

Questo è il risultato di “tutti fanno tutto”, conseguenza? La mancanza di quella credibilità che genera fiducia. Si dice spesso che questo è un mercato di offerta, ma non è così, questo è un mercato di domanda che non trova risposte adeguate, un mercato certamente stanco dei soliti imbonitori e gente che s’improvvisa, un mercato che ha tanta fame di consulenza e professionalità.

Che fare allora? C’è una sola strada da percorrere per chi vuol fare la differenza: specializzarsi e proporsi al cliente come esperto, come un professionista preparato, in grado di analizzare le esigenze e proporre le migliori soluzioni.

Per chi si specializza il futuro è garantito, per chi pretende di sapere (e vendere) tutto non c’è futuro!

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Riscatto agevolato: una scelta da ponderare

La formula light, agevolata, del riscatto degli anni di studi universitari fa gola a tutti. D’altronde, il vantaggio economico rispetto alla procedura ordinaria è evidente. Nell’ipotesi di un lavoratore dipendente con uno stipendio lordo annuo di 30.000 euro, per fare un esempio, si pagherebbe circa il 50% in meno. Ma si tratterebbe comunque di un investimento importante, anche se rateizzato su 120 mesi: parliamo di una spesa complessiva di 21.440 euro per una laurea quadriennale e di 26.845 per una di cinque anni. Proprio per questo la scelta va ponderata bene. E se da un lato è vero che non c’è una regola generica e oggettiva da seguire, dall’altro lato è pur vero che sono diversi gli elementi che possono essere presi in considerazione per valutare la convenienza o meno del riscatto della laurea.

Le condizioni

Uno dei fattori principali da analizzare è sicuramente il fattore tempo, ovvero la reale possibilità di poter anticipare l’età pensionabile, che è tra gli obiettivi primari del riscatto. A oggi, i requisiti per accedere alla pensione sono due: avere 67 anni di età (vecchiaia), oppure aver maturato contributi per 41 anni e 10 mesi se donne o 42 anni e 10 mesi se uomini (pensione anticipata). Solo per coloro che ricadono esclusivamente nel sistema contributivo, dal 1996, se verrà maturato un assegno previdenziale mensile pari o superiore a 2,8 volte quello dell’assegno sociale di 468,11 euro, il requisito anagrafico scende a 64 anni di età con 20 di contribuzione.

Il paradosso dei 30 anni

Questo vuol dire che, pur riscattando la laurea (in forma light o ordinaria), non tutti hanno la possibilità di anticipare l’età del pensionamento. Chi ha iniziato a lavorare a 30 anni, per fare un esempio, raggiungerà il requisito di pensione anticipata (cioè i 42 anni e 10 mesi di contribuzione) a quasi 73 anni e riscattando quattro anni di corso di laurea potrebbe anticipare il pensionamento a quasi 69 anni, ben oltre quindi il requisito dei 67 anni (o 64), da incrementare con le speranze di vita. In questo caso, quindi, come unico vantaggio si otterrebbe un aumento dell’assegno pensionistico, che sarà parametrato all’importo versato (quindi più basso con il riscatto in forma light).

Il caso dei 23 anni

Invece, il discorso cambia per chi ha iniziato a lavorare a 23 anni. In questo caso, il primo requisito utile per andare in pensione scatterebbe a quasi 66 anni (sempre con i 42 anni e 10 mesi di contribuzione) e quindi riscattando gli anni di laurea riuscirebbe ad abbandonare il lavoro già a 62 anni. Insomma, chi ha iniziato a lavorare presto, dopo essersi laureato in corso potrebbe avere convenienza a riscattare gli anni di studi. Senza dimenticare che in alcuni casi il riscatto può servire ad entrare in Quota 102 o in opzione donna, come accade ad alcune lavoratrici 60enni della tabella accanto: con tre o cinque anni riscattati potrebbero complessivamente anticipare la pensione di quasi sette.

Il danno contributivo

Prima di scegliere, però, per chi ha una storia lavorativa antecedente al 1996 ci sarebbe un altro elemento da prendere in considerazione, ovvero il cosiddetto danno contributivo. Riscattando la laurea in forma light infatti, si dovrà rinunciare in modo irreversibile al sistema misto (calcolo della pensione con il metodo retributivo per gli anni precedenti al ‘96 e con il metodo contributivo per gli anni successivi) a favore di quello contributivo.

Il massimale di stipendio

Questo vuol dire che «chi negli anni antecedenti al 1996 aveva uno stipendio più basso rispetto a quello degli ultimi 5-10 anni della vita lavorativa ne uscirà penalizzato. Ma il passaggio da misto a contributivo andrebbe a penalizzare anche la contribuzione futura dei redditi più alti, in quanto il ricalcolo dei contributi sarà soggetto all’applicazione del massimale annuo contributivo, pari 105.014,00 euro lordi annui (i contribuiti sono pari al 33% dello stipendio lordo, di cui due terzi pagati dal datore di lavoro, ndr). Quindi chi avrà uno stipendio superiore al massimale di 105.014,00 euro sarà penalizzato in termini di contribuiti versati».

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