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Il cantiere pensioni non si chiude più

Sulla flessibilità in uscita dal mercato del lavoro ci sarà ancora da aspettare, forse anche patire.
D’ altronde, la storia insegna, sono anni ormai che i governi di turno si cimentano in soluzioni in grado di garantire l’ addio anticipato al lavoro.
Prima Quota 100, targata Lega, poi Quota 102 e infine anche Quota 41.
Tutto utile ma tutto molto poco strutturale.
Ogni anno, a prescindere dall’ inquilino di Palazzo Chigi, porta in dote meccanismi di flessibilità, con i quali scongiurare il ritorno alla più discussa delle leggi sulla previdenza degli ultimi decenni, la Fornero.
E c’ è chi comincia a non crederci più a una vera e possibilmente verticale soluzione in grado di garantire la flessibilità per i prossimi anni, magari senza doversi mettere in concomitanza di ogni manovra, a caccia di miliardi.
Per esempio il presidente dell’ Inps, Pasquale Tridico, teorico della prima ora di quel reddito di cittadinanza che Matteo Renzi vuole provare a spazzare via, a mezzo raccolta firme.
Intervenendo a una tavola rotonda alla Sapienza, in occasione dei 35 anni dalla scomparsa di Federico Caffè, illustre economista sparito nel nulla una mattina del lontano 1987, Tridico ha ammesso quella che è sembrata ai più quasi una resa.
«Sulla flessibilità del sistema pensionistico, ne parliamo da troppo tempo e probabilmente nemmeno questa legislatura riuscirà a chiudere questo cantiere: almeno non mi sembra che questo capitolo sia in procinto di essere chiuso».
Non è un De profundis, ma poco ci manca.
Come a dire, inutile farsi illusioni, se flessibilità sarà, allora sarà grazie a soluzioni temporanee e a tratti raffazzonate, non certo in grado di allontanare una volta per tutti lo spettro della Fornero.
E pensare che, proprio sulle pensioni il tempo stringe.
A settembre dovrà essere infatti definita la nuova legge di Bilancio che verosimilmente dovrà portare in dote quei meccanismi in grado di aggirare un’ altra scadenza, quella di dicembre 2022, quando, scadrà Quota 102 (64 anni d’ età e 38 di contributi), con il ragionevole rischio di tornare ai temuti 67 anni della Legge Fornero.
Per questo nei prossimi mesi il tema previdenziale tornerà giocoforza al centro del dibattito.
E, ironia della sorte, quale è la proposta sul tavolo che potrebbe allettare di più il governo di Mario Draghi? Proprio quella del professore di Roma Tre salito ai vertici dell’ Inps, ovvero la cosiddetta «doppia uscita»: tra i 63-64 anni con quanto si è cumulato grazie ai contributi versati lasciando il resto, la parte retributiva, al raggiungimento del 67esimo anno di età.
Un’ ipotesi in grado «di poter restituire una certa flessibilità ai lavoratori che potrebbero andare in pensione a 63-64 anni senza perdere nulla nell’ immediato e riottenendo nel lungo periodo anche la parte retributiva» ha spiegato Tridico.
Flessibilità, al prossimo giro.

Il cantiere pensioni non si chiude più
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